Storie e Memorie
 

La storia di Roberto Furfaro, l’ingegnere di Roccella Ionica che lavora per la NASA in Arizona

furfaroroberto600di Mariateresa Ripolo - "Ci vuole perseveranza, la cosa più importante è avere passione e non aver paura di buttarsi, sembra una frase fatta "segui i tuoi sogni", ma il mondo è grande, non bisogna fermarsi. Se alcune porte si chiuderanno, se ne apriranno sicuramente altre. Anche se non in Italia, ahimè, ma ci sarà sempre l'occasione per ritornare".

Roberto Furfaro è l'esempio vivente che non è tanto il luogo da cui si proviene, ma se si hanno capacità, coraggio e determinazione, la cosa che conta davvero è avere chiara la direzione da raggiungere. Nato e cresciuto a Roccella Ionica, è qui che ha mosso i primi passi verso la realizzazione del "sogno americano". Dopo aver frequentato il corso di ingegneria aeronautica a Roma, decide che è il momento di fare un'esperienza all'estero, in America, dove scrive una tesi dal titolo:"Missione robotica su Marte". Fa un dottorato e comincia ad essere coinvolto in una serie di progetti Nasa.

Oggi l'Ing. Furfaro, 48 anni, lavora a Tucson, è professore di Ingegneria dei sistemi aerospaziali e Direttore dello Space System Engineering Laboratory dell'Università dell'Arizona, il centro con cui la Nasa collabora per realizzare i progetti più importanti. Tra i tanti a cui ha partecipato c'è, ad esempio, la "Osiris Rex", una missione per l'esplorazione degli asteroidi avvenuta nel 2016 a cui ha lavorato per ben sei anni e che è costata un miliardo di dollari.

Una storia affascinante, quella dell'ingegnere che da Roccella, a Roma, è riuscito ad arrivare negli Stati Uniti, compiendo "un salto nel buio", come ci ha raccontato, che gli ha consentito di realizzare il suo sogno di sempre.

Lei ha sempre avuto questa passione per lo "spazio"? Ha sempre saputo quello che avrebbe voluto fare nella sua vita, oppure le sue aspirazioni sono cambiate nel corso del tempo grazie agli studi intrapresi?

Ho avuto sempre una grande passione per la matematica e per la fisica, l'ingegneria in generale. La mia è una generazione cresciuta con i cartoni giapponesi di robot: Goldrake, Mazinga, Jeeg robot. Da piccolo disegnavo sempre robot e astronavi. Questo credo abbia inciso inconsciamente. In realtà "lo spazio" è arrivato un po' dopo, ho fatto ingegneria aeronautica e mi sono appassionato un po' agli aerei, la base comunque è quella fisica e matematica che mi è sempre piaciuta.

Lei collabora direttamente con per la Nasa? In che modo?

Facciamo missioni Nasa dall'Università, ci vengono affidati direttamente i fondi per il progetto e la leadership di tutto. Noi in Arizona siamo conosciuti a livello mondiale per essere una delle più importanti università nel campo spaziale. Molte missioni sono fatte in competizione con altre, quindi si formano dei team che fanno delle proposte di progetti che vengono esaminati e la Nasa decide quale approvare. Noi abbiamo fatto, ad esempio, due missioni: la "Nasa Phoenix Mission" nel 2008 e La "Nasa Osiris Rex". Poi possono esserci richieste di ricerche direttamente finanziate dalla Nasa. Personalmente, ad esempio, ho ricevuto direttamente un paio di milioni di dollari per progettare delle serre lunari per la produzione di vegetali con lo scopo di sostenere gli astronauti con la produzione di calorie e la produzione di ossigeno.

Quanto è stato difficile affermarsi in questo campo venendo da un paese come Roccella e da una regione come la Calabria?

È stato difficile perché noi abbiamo tante potenzialità qui, molta gente di talento, però non abbiamo strutture che possano consentire di progredire. Un po' la mentalità che abbiamo nel nostro territorio è quella del "non si può!". Invece, una cosa che ho riscontrato negli Stati Uniti è il concetto dell'ottimismo generalizzato: se si vuole fare una cosa la si può realizzare. Qui c'è sempre una sorta di scetticismo nei confronti di chi ha grandi ambizioni, ma credo sia un problema che ha in generale l'Italia. Devo dire che America ho trovato un sistema che mi ha incoraggiato molto.

Qual è la domanda più ricorrente che le fanno riguardo al suo lavoro?

"Esistono gli alieni?" (ride)

E lei cosa risponde?

Noi in campo scientifico non parliamo molto di questo argomento, anche perché uno ci può credere o meno. Forse per molto tempo la gente non si è resa conto di quale fosse realmente il mio lavoro, la Nasa sembrava una cosa troppo lontana, ultimamente però, probabilmente anche grazie alla diffusione tramite social media, sembra che la gente sia molto più interessata ai progetti che realizzo piuttosto che a questo tipo di curiosità.

Se le proponessero di partecipare direttamente ad una missione e andare nello spazio, come risponderebbe?

Il motivo per cui faccio questo lavoro non è stato mai andare nello spazio. Lo farei, sì, ma ora come ora non è una necessità. Mi interessa sviluppare dei sistemi che autonomamente siano in grado di mandare l'uomo nello spazio, questi sono gli obiettivi che abbiamo. C'è una nuova missione che probabilmente mi vedrà coinvolto in futuro, appena selezionata: si manda un drone in una delle lune di Saturno, Titano, che ha un'atmosfera molto densa, ed è perfetta per far volare droni o mongolfiere.

C'è un sogno che ha nel cassetto da realizzare in futuro?

Ne ho tanti in realtà, quindi è difficile scegliere... per tanti anni sono stato concentrato sull'esplorazione di Marte e del pianeta solare e continuiamo a fare queste missioni. Però, mi piacerebbe far fiorire anche il privato nello spazio perché c'è una sfida in atto, specialmente per quanto riguarda la Luna, c'è un interesse da parte dei privati a sviluppare dei sistemi che possano portare l'uomo sulla Luna per vari motivi: sia per lo sfruttamento di risorse, sia per quanto riguarda il turismo spaziale. Dieci anni fa avevamo fatto un team con l'idea di essere i primi che privatamente atterravano sulla Luna, con soldi privati. La missione sarebbe costata cento milioni di dollari. Purtroppo però ai tempi non c'era un interesse forte a livello di mercato. Questa sì, sarebbe una cosa a cui mi piacerebbe lavorare in un futuro, magari utilizzando sistemi di intelligenza artificiale.

Quando va via dalla Calabria, le manca la sua Terra?

La mia Terra manca sempre, qui ci sono luoghi unici nel loro genere. Posti bellissimi ma poco conosciuti. Negli Stati Uniti, ad esempio, tutti vogliono andare in Toscana, a Venezia, a Roma. La Calabria non è valorizzata abbastanza pur avendo un fascino davvero unico. Io cerco di aiutare la mia Terra da lontano, abbiamo dei collegamenti con le scuole, ho parlato con il comune di Roccella e c'è la possibilità di fare delle conferenze internazionali qui, vorrei dare maggiore visibilità a questo paese.

Ultima domanda. Secondo Lei, quanto c'è ancora da scoprire dell'Universo?

Tantissimo. Conosciamo forse lo 0,1% facendo una stima davvero ottimistica. C'è ancora moltissimo da fare.