Reggio Calabria
 

Pazzano (La Strada): "Riabitare Reggio"

"Questi sono i giorni che ritorniamo. Perché alla fine noi reggini ritorniamo sempre: per le feste, per le vacanze, per una scusa qualsiasi. Ritorniamo e ripartiamo, perché alla fine Reggio è la città di chi deve sempre ripartire o di chi è in procinto di partire o di chi deve salutare qualcuno che sta per partire. È anche la città di chi resta, ma è come forestiero in una città malridotta e mal curata, tenuta in perenne stato cagionevole e quasi abbandonata". Lo scrive Saverio Pazzano del collettivo "La Strada".

E ancora: "Questa è la principale generazione di Reggio. Una generazione non strettamente anagrafica, ma di coloro che si interrogano sulle ragioni del restare e dell'andare, per sé, per i propri figli, sul senso di esilio che si prova a vivere a Reggio. Esiliati, confinati tra la retorica del "restare" alimentata dai politicanti vecchi e giovani, e tra il suo esatto contrario dell'andare e basta, perché si deve, perché qui è tutto perduto. Reggio è la città in cui trova spesso compimento quella che Corrado Alvaro definisce la più grave disperazione: "il dubbio che vivere rettamente sia inutile".
Ci riguarda che questa generazione si senta già sconfitta e rinunciataria davanti a qualunque possibilità di cambiare davvero, ma davvero!, questa città. Perché è una generazione che si percepisce come minoranza. Ma non è vero! Noi che ci sentiamo esuli siamo la maggioranza. È la maggioranza a vivere nella totale assenza di lavoro, nella totale assenza di reali politiche per il lavoro, a lavorare sottopagati nei negozi dello shopping, a stare precari, la maggioranza a non avere accesso ai servizi essenziali ai cittadini, a vivere sommersa dall'immondizia, a non avere un Lido accessibile, un mare pulito, ad andare fuori per curarsi, ad andare fuori per lavorare, ad andare fuori per studiare, la maggioranza a sentire il bisogno di spazi culturali pubblici (grazie a Dio c'è la vita delle associazioni), a vivere in una sensazione di deprivazione culturale, la maggioranza che sente la mancanza di teatri, sale, spazi di incontro, in assenza di stimoli, nell'assenza di spazi comuni dove pensare, fare cultura, Politica ... Noi siamo la maggioranza!
Una maggioranza rassegnata. Una maggioranza bastonata dall'era Scopelliti e dal sacco della città e adesso affranta da un gruppo di "apparentemente giovani" che non è stato in grado di incanalare quella grande spinta di popolo che l'aveva sostenuta, un gruppo che è cresciuto custodito ben lontano dai veri problemi della città, dall'impegno in strada, dalla riflessione sociale, politica e culturale che ha tenuto in vita Reggio negli ultimi vent'anni almeno. Un gruppo di "apparentemente giovani" che conosceva poco Reggio, che ha avuto i voti pur non avendo mai dimostrato nulla prima e che adesso ha fatto vedere di poter dimostrare ben poco e che in più non si è lasciata convertire dal bisogno profondo di svoltare davvero. Un'amministrazione che ha il grande demerito di avere tradito le residue speranze di cambiamento, di avere spento quel fuoco che era rimasto acceso nonostante la buia pagina politica precedente. Quello che dobbiamo fare è raccogliere la brace e attizzarla da un'altra parte, riportare il fuoco. E riportare i contenuti, riflettere su una seria riqualificazione urbana, un sistema culturale integrato che significa anche impresa e posti di lavoro, una gestione efficiente dei beni comuni, portare concretezza sul tema del lavoro e sulle molte possibilità di sviluppo che Reggio ha, prima di tutto da quella grande opportunità monca che è il turismo. Riflettere su una città che dia a "tutti i cittadini pari dignità sociale senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, di genere, di orientamento".
Dice: non ci sono soldi, di più non si può fare, la città è questa... Chi viene dall'impegno vero, dal lavoro, dai sogni realizzati, dalla costruzione condivisa di progetti di cambiamento significativi in questa città sa bene che non è così, che un'altra strada è possibile, nonostante le casse comunali vuote. Bisogna avere il coraggio di ammetterlo.
Per fare questo occorre partire dalle ultime e dagli ultimi, che sono la maggioranza. Non ci interessa granché la città che include se questo significa mantenere lo stesso patto silenzioso per cui le periferie sono in abbandono; le strade dissestate; il Corso rovinato; il Lido degradato; il mare sporco; l'acqua potabile a singhiozzo; i giovani sempre invitati a restare non si sa bene perché, visto che non ci sono spazi, luoghi, offerte culturali e civiche; le economie non si sa bene se in stato di predissesto o meno; il piano casa inadeguato, il disagio abitativo altissimo; l' accoglienza dei senzatetto sempre in emergenza; il piano turistico sempre in divenire; i lavori pubblici alla carlona che dopo pochi giorni tocca rimetterci mano; il verde pubblico completamente trascurato; gli spazi pubblici desolati, chiusi, inaccessibili...
Ecco: nel progetto di città ripartire dalle ultime e dagli ultimi. Solo a questo patto: nessuno escluso, mai".