Fronte del Palco
 

"Bollari - memorie dallo Jonio": a Reggio Calabria lo spettacolo di Carlo Gallo tra romanzo e verismo

20200118 192634-640x360di Lavinia Romeo -  E' un racconto che fluttua tra romanzo e verismo, una danza sulla scena nuda costruita attraverso una gestualità che ricrea lo spazio, scandisce i tempi della narrazione e teatralizza la vita vera, quella dei "vinti", che levano le braccia disperate al cielo e piegano il capo sotto il brutale giogo del destino.

Il bravissimo interprete ed autore crotonese Carlo Gallo costruisce e porta in scena sul palco dell'Arci Samarcanda di Reggio Calabria l'evocativo testo "Bollari - memorie dallo Jonio". Uno spettacolo scritto ed ideato (con la collaborazione artistica di Peppino Mazzotta) partendo dai "cunti" degli anziani pescatori calabresi, storie di sofferenza e fame, immagini nitide rimaste impresse nella mente del giovane artista e divenute pura drammaturgia. Attraverso l'enfasi di un vernacolo antico, ricercato, rinasce dalla spuma del mare il sapore perduto di quei racconti orali. Episodi di vita vera che si materializzano attraverso la perfetta mimica dell'interprete, che trasforma il racconto in poesia.

Gallo canta le gesta di "mastu Rafele" e "mastu Peppe", capitani della "Cecella", il più grande peschereccio dello Jonio, che durante il terribile ventennio fascista solca i mari calabresi e cattura i tonni in transito al grido di: "Bollari!", parola antica tradotta nel suono gutturale dei pescatori, un inno di gioia a cui fa seguito il terrificante fragore delle bombe lanciate in mare, una pratica di pesca illegale divenuta in quegli anni l'unico stratagemma possibile per sopravvivere alla fame. Sono i tempi in cui i pescatori "cantano ogni sera la canzone della fame e della miseria" e mangiano "un pesce amaro", pagandolo spesso a prezzo della vita. E mentre risuonano i miseri slogan del Duce in visita a Crotone, nel racconto di Gallo il tempo circolare della tradizione, costruito su una ciclica gestualità, si mischia violentemente con il tempo della storia, scandito da eventi catastrofici come lo scoppio della guerra, che porta con sé un tragico ed inesorabile cambiamento.

Adesso la partitura musicale del racconto, quella ritmica sillabata fedele alle pulsioni dei protagonisti: "Le parole nel testo sono scritte perché risuonino come delle note" - dice Gallo - diviene una misteriosa sonorità, un tragico suono di morte che mette fine alla millenaria lotta dell'uomo per l'esistenza. Così, dopo aver condotto il pubblico in questo emozionante viaggio in mare, l'attore muove faticosamente i remi e riporta a riva la gloriosa imbarcazione: "I Bollari urleranno ancora -promette- l'epica delle loro vite continuerà a tornare nei nostri racconti, come tornano a settembre i tonni nel mar Jonio".