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Salvini, l'Arcitaliano

salvini comiziodi Nino Mallamaci* - Spezziamo le reni a questo, spacchiamo la faccia a quest'altro, mi processino pure, e via con i proclami del genere. Poi, al dunque, la fuga, il destino comune degli sbruffoni. Da Benito travestito da gerarca nazista che si finge ubriaco per scappare in Svizzera, al capitano che se la dà alle gambe davanti ai cattivoni del Tribunale dei Ministri. Lui, che fino a qualche anno fa tifava contro la nazionale e a favore del Vesuvio, diventa nello spazio di un mattino l'arcitaliano per eccellenza, l'Italiano che le persone bene hanno in antipatia perché perpetua l'immagine del furbetto, del truffaldino, del venditore della Fontana di Trevi, cristallizza i tratti dell'Italiano così diffusi nel mondo intero.
Salvini è il prototipo del fanfarone, come Renzi e Berlusconi. I leghisti sono passati direttamente dal cappio in aula all'ipergarantismo per la casta. Come i grillini, che hanno lanciato a destra e a manca i loro strali contro i privilegi della casta, compreso quello di difendersi dal processo e non nel processo, ma ora pronti a tradire per l'ennesima volta, con un giro di valzer degno dei migliori ballerini del Municipio di Vienna, un caposaldo dei loro principi. Principi saldissimi, ma a giorni alterni.

Qua non si tratta di stabilire se Salvini abbia commesso il reato del quale è accusato. Su questo aspetto saranno i detentori della funzione giurisdizionale, secondo Costituzione vigente, a decidere. Ma non c'è nessuna ragione al mondo per consentire a questo personaggio tragicomico di svicolare dal processo. Non bastano le affermazioni ridicole di Conte, che a scoppio ritardato si assume la responsabilità politica del mancato sbarco dei migranti della Diciotti, o del fenomeno da baraccone Toninelli, il quale, nei giorni della crisi, ha dimostrato solo sudditanza nei confronti di Salvini sottostando ai suoi diktat e rinunciando alle sue prerogative di ministro dei trasporti.
Salvini ha agito politicamente, è vero. Per difendere i confini della nazione? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò. Ma da chi? Da un manipolo di disperati sfiancati da mesi di sofferenze inenarrabili? Ha agito per fini politici, sì, esattamente per fini politici – elettorali, per raccattare voti sulla pelle dei più deboli. La qual cosa è perfettamente in linea col personaggio: lo smargiasso forte coi deboli e debole coi forti.
Non esiste, in questo caso, un conflitto tra poteri dello Stato. Il ministro "contro gli immigrati" ha ordinato che i quelli non scendessero dalla Diciotti. Nel farlo, ha preso una decisione che non ha niente a che vedere con l'atto politico, o di alta amministrazione, che potrebbe far prefigurare un contenzioso col potere giudiziario nel caso di suo intervento. E nel momento in cui chiede di essere salvato dai giudici egli non fa altro che ammettere questa verità oggettiva, altrimenti si sottoporrebbe, come ha sempre detto che avrebbe fatto, alla valutazione dei giudici. I quali, vi è da aggiungere, hanno compiuto un'analisi che non può essere stata meno che profonda, circostanziata, precisa, per arrivare a smentire quella, giunta a conclusioni opposte, del procuratore di Catania.
Grazie a questa vicenda, il fronte garantista a senso unico si salda. La destra, che ha fatto da scudo per anni a Berlusconi, ora si compatta attorno al nuovo capo nella sua battaglia che ha l'unico scopo di renderlo legibus solutus, come i sovrani delle monarchie assolute. E i 5 stelle? Beh, sono alle prese ancora una volta con un caso di coscienza. Lo risolveranno, ca va sans dire, alla stessa maniera dei 49 milioni, del decreto (in)sicurezza e di quello sulla "legittima offesa": calandosi le braghe davanti all'uomo forte, ma con i deboli e i poveracci.
Uno spettacolo indecoroso, quello offerto da questa accozzaglia cementata solo dalle poltrone sulle quali sono assisi, ma con una componente tragica data dagli esseri umani trattati peggio delle bestie, considerati meno delle merci. Le une e le altre, alla fine, hanno un valore economico, e per questo motivo vanno tutelate. I migranti, dal canto loro e in questa visione feroce, rappresentano invece un costo e rendono, a suon di voti, solo se scompaiono.

*scrittore e avvocato