A Reggio Calabria la presentazione del romanzo storico “InChiostro” del medievalista calabrese Marco Iuffrida

"La coperta del trattato di Folco fu sigillata. Il Maestro riprese il pennino che aveva usato poco prima; intingendolo di nuovo nell'inchiostro, ebbe l'intuizione di ricordare da qualche parte cosa stesse all'interno del De bono eleemosynae. Doveva affidare anche a qualcun altro quel segreto, per cui non scrisse nel quaderno". Questo un passaggio chiave del volume scritto dal medievalista calabrese Marco Iuffrida che ha scelto le sapienti suggestioni del romanzo storico per raccontare un rinvenimento che dal passato ha realmente fatto giungere ai giorni nostri, pensieri ed inquietudini che, attraversando secoli e luoghi, raccontano un'epoca passata senza smettere di segnare il presente e il futuro. E' sempre una storia affascinante e misteriosa quella che riguarda i manoscritti antichi ed infatti tale è anche il romanzo edito da Rubbettino ed intitolato appunto InChiostro.

Ambientato in Calabria, principalmente a Neocastro (antico nome di Nicastro, oggi nel comune di Lamezia Terme) tra il convento Domenicano dell'Annunziata e quello Francescano - Cappuccino di Santa Maria degli Angeli, il libro sarà presentato, su iniziativa del circolo culturale Guglielmo Calarco di Reggio Calabria sabato 25 maggio 2019, alle ore 18 presso la sede dell'associazione in via Amerigo Vespucci 10 G. Converserà con Marco Iuffrida, la giornalista Anna Foti.

Scelta con accuratezza la parola InChiostro per il titolo del romanzo. Tra le sue sillabe si sprigiona, infatti, tutto il mistero necessario per creare l'atmosfera in cui lasciare snodare le vicende dei protagonisti del romanzo. Tutto accade in una Calabria che riscatta il suo ruolo nella storia universale del Vaticano e della Chiesa. Vivace fucina nel Cinquecento di Monasteri e Conventi in cui si scriveva, si leggeva e si studiava, in cui, con il pennino dell'intelletto e il fervore della Fede, si abitavano e si arricchivano le librarie deputate, per l'Umanità di ogni epoca, a generare e custodire Sapere, la Calabria fu frutto di stratificazioni storiche e religiose, culla del monachesimo basiliano, e luogo tutt'altro che lontano ed estraneo alla Storia. L'epoca è quella in cui palpitarono gli animi ai tempi del Concilio di Trento, delle spinte protestanti di Lutero, della Controriforma Cattolica, delle dispute tra la Chiesa di Oriente e quella di Occidente originate dal Filioque e dunque dal dogma della Trinità, della diaspora del prezioso e irripetibile patrimonio librario in lingua greca lasciato in eredità dall'importante tradizione bizantina.

Proprio per difendere strenuamente alcune preziose pergamene scritte in lingua greca, vestigia di un codice ancora più antico così ridotto forse da razzie e persecuzioni, un Maestro chiuso in biblioteca si ingegna e trova negli stessi libri la soluzione per salvare quel manoscritto greco, assicurando così la sopravvivenza anche di un altro libro da non disperdere. Avvincenti e affascinanti le scrupolose descrizioni di questa operazione.

Un romanzo storico che ammicca al genere giallo e che conduce il lettore in un viaggio intricato e affascinante. Al centro anche un libro proibito che aspirava a risvegliare le coscienze sui temi dell'arricchimento e della povertà, a guidare il progresso morale e il riscatto collettivo della dignità umana; un libro da salvare e una trama che rimanda al Nome della Rosa e che riserva, nella sua genesi e poi anche tra le righe, altri misteri.

E' un tributo all'amore verso i libri questa storia che si ispira e affonda le radici dentro la verità storica del ritrovamento, nel deposito del Casa del Libro Antico di Lamezia Terme nei primi anni Duemila, di un manoscritto greco, composto da un folio e un bifolio in pergamena, risalente al X-XI secolo e contenente parti delle Dodicesima e della Tredicesima omelia sull'Epistola agli Ebrei del vescovo e teologo greco Giovanni Crisostomo, oggi venerato come Santo dalla chiesa Cattolica ed Ortodossa, le cui doti oratorie gli valsero l'epiteto di Bocca d'oro. Le pergamene antiche facevano parte di un ricco fondo librario appartenuto ai frati cappuccini e domenicani di Neocastro (oggi Nicastro). Con ogni probabilità, tali pergamene rimasero a lungo custodite tra le pagine del De bono eleemosynae, una cinquecentina del 1574, opera del sacerdote calabrese Guido Folco, a sua volta restaurata a Palermo. A rinvenire i fogli di pergamena fu la bibliologa Antonella De Vinci in occasione di un'attività di restauro. Nella postfazione del romanzo, ella stessa si sofferma proprio sul fascino dell'interpolazione, anch'essa fulcro della narrazione di Iuffrida, frutto dell'innesto di scritture di autori differenti in epoche diverse su uno stesso manoscritto. Dallo studio di queste interpolazioni, dal manoscritto rinvenuto a Lamezia, emerge il nome di Stefano, novizio francescano protagonista del romanzo.

Una opportunità per sottolineare la centralità della Calabria e dei Calabresi anche in questa epoca. Accanto all'autore Giulio Folco, anche il cardinale Guglielmo Sirleto di Guardavalle impegnato a riunire il patrimonio greco a Roma e poi Tommaso Campanella di Stilo, nel libro fra' Thomas, ai cui appunti Marco Iuffrida nella sua narrazione affida, nell'epilogo del romanzo, l'opportuna missione chiarificatrice di tutto il romanzo ricco di intrecci di vicende, fatti e personaggi veri, verosimili ed inventati.

Un viaggio che non finisce perché la Storia, anche quella calabrese, è inesauribile e dunque invita ad intraprendere nuovi viaggi come lo stesso finale aperto del romanzo. E' lo stilese, fra' Thomas, a chiedersi "Cosa ne sarà, ora, di questo sapere che invita al tormento?". Una domanda la cui unica risposta consiste nel continuare incessantemente a cercare. Tra le righe della storia e della vita giacciono altre domande e altre risposte, specie quelle che interrogando l'identità morale e sfidando il potere hanno insegnato l'inquietudine e aperto il varco al progresso e alla speranza.

Marco Iuffrida, originario di Lamezia Terme, storico medievista, è di ruolo presso i reparti scientifici dei Musei Vaticani (Città del Vaticano), Dottore di ricerca in Storia Medievale (Università di Bologna), specializzato in biblioteconomia alla Biblioteca Apostolica Vaticana, studia la storia sociale e la simbologia. Collabora con riviste scientifiche e mostre d'arte partecipando alla ricerca internazionale. Tra le sue monografie, Bibliografia degli scritti di Ovidio Capitani (Bononia University Press 2008), Cani e uomini. Una relazione nella letteratura italiana del Medioevo (Rubbettino 2016), Il cane. Una storia sociale dall'Antichità al Medioevo (Odoya 2018). È l'autore del romanzo storico InChiostro (Rubbettino 2017) e del volume bilingue L'uomo e il cane nelle collezioni dei Musei Vaticani / Man and Dog in the Collections of the Vatican Museums (Edizioni Musei Vaticani 2018).

Creato Venerdì, 24 Maggio 2019 18:55