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[FOTOGALLERY] A Reggio la prima di "Aspromonte": Marcello Fonte ritorna in Calabria per raccontare il riscatto degli ultimi

aspromontefilmdi Lavinia Romeo - Un fiume umano scende a valle per sfondare le porte dei palazzi del potere. E' l'avanzare fatale del Quarto Stato che irrompe come una forza inesorabile nella scena d'apertura di "Aspromonte - la terra degli ultimi". Una folla di uomini e donne che, come nel celebre dipinto di Pellizza da Volpedo, reclama a gran voce i propri diritti. E' l'istantanea con cui il regista Mimmo Calopresti cristallizza la situazione degli africesi nell'immediato dopoguerra, dove gli "ultimi", umili lavoratori che la società ha privato dei fondamentali diritti umani, si trasformano negli antesignani del progresso, in "uomini contro", che lottano a piedi scalzi per perseguire il principio dell'uguaglianza sociale.

Partendo dal romanzo di Pietro Criaco "Via dall'Aspromonte", Calopresti e lo storico produttore Fulvio Lucisano (che nel film recita un piccolo ma significativo cameo) attingono a piene mani alle loro radici calabresi. La storia vera del paesino di Africo, distrutto e mai più ricostruito dopo la tragica alluvione del 1951, diventa lo spunto per raccontare, attraverso l'allegoria della costruzione di una strada verso il mare, la battaglia politico-sociale e la dura ascesa del proletariato: "La strada è la civiltà che si vuole raggiungere - spiega il regista nel corso dell'anteprima nazionale del film a Reggio Calabria – è l'idea di conquista, la via che avrebbe inesorabilmente cambiato le vite di una popolazione soffocata dalla sordità delle istituzioni e dalla sopraffazione di una violenta proto - n'drangheta".

Nel cast composito spicca Marcello Fonte, palma d'oro a Cannes per "Dogman" che qui interpreta "il poeta" un personaggio romantico a tratti favolistico "Mimmo ha preso spunto da un abitante del suo paese natio che lui ha amato molto - racconta l'attore - io ho unito questo suo racconto al mio pensiero, poiché credo che in un paese chi dice cose strane o è considerato pazzo, o è considerato poeta..".

E mentre lo stravagante personaggio di Fonte rappresenta l'arcaica cultura popolare calabrese, il vento del nuovo, del diverso, porta con sé la bravissima Valeria Bruni Tedeschi, maestra appena arrivata dal nord Italia, custode di nuova conoscenza che affascina i giovani africesi. Un personaggio a volte fuori contesto, che con la sua estraneità alla narrazione rappresenta l'occhio dello spettatore, che scruta dall'alto quel piccolo mondo.

Carismatici e credibili anche Francesco Colellae Marco Leonardi e bravo anche Sergio Rubini a destreggiarsi con il dialetto calabrese nei panni del crudele boss Don Totò. Caratteri che restano però tratteggiati, penalizzati da una sceneggiatura (scritta da Mimmo Calopresti con Monica Zapelli) che non riesce a scorgere l'essenza dell'anima, costringendo gli attori ad andare sopra le righe (errore in cui scivola bonariamente Marcello Fonte nel tentativo di dare maggiore carattere al suo personaggio).

Il racconto corale di Calopresti viene immerso nella perfetta location di Ferruzzano, paesino abbandonato e luogo dallo straordinario impatto paesaggistico, incorniciato da un'ottima fotografia e dalla fedelissima ricostruzione di ambienti e costumi.

E' l'Aspromonte nostalgico più volte evocato dal regista, i cui promontori inaccessibili diventano luoghi fiabeschi accompagnati dalle bellissime musiche di Nicola Piovani "questi paesaggi ruvidi - dice ancora Calopresti - erano molto amati dai greci, che definirono l'Aspromonte "luogo della luce", vette uniche in cui si specchia il mare".

La battaglia narrata dal poeta - cantastorie diviene, a seguito di una calamità, una inesorabile sconfitta, restano solo le speranze infrante, su cui il narratore, però, si riserva di costruire nuovi sogni.

Il malinconico finale del film viene salutato tra gli applausi del pubblico, ed a congedarsi per ultimo è sempre Marcello Fonte, che al Dispaccio svela in anteprima il suo prossimo progetto cinematografico: "Sto lavorando in Calabria ad una storia meravigliosa, un film che trae ispirazione da un libro dell'autore calabrese Nanni Barbaro, un'avventura fantastica che narra la leggenda di una balena nello Stretto di Messina, balena che poi rinasce dalla sabbia, una favola bellissima ed un progetto a cui tengo molto, inoltre - aggiunge - ci saranno anche altri progetti più lunghi fuori dalla Calabria molto presto..".