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La bellezza salverà la Calabria. In “Ostaggi”, il cortometraggio girato nella Locride, i calabresi che rompono le proprie catene

presentazioneostaggidi Mariateresa Ripolo - Ostaggi degli stereotipi. Ostaggi dei pregiudizi che da sempre accompagnano chi da fuori si ritrova a doversi confrontare con una realtà spesso difficile, ma che non sempre si rivela così come si prefigura nell'immaginario collettivo. Ma soprattutto, ostaggi delle proprie catene. In "Ostaggi" la Calabria e i calabresi sono rappresentati in un cortometraggio attraverso un racconto che si basa fondamentalmente su una dicotomia: il dramma e la bellezza di un territorio che attira e respinge, che affascina e spaventa al contempo. Il titolo richiama il periodo buio vissuto dalla Locride negli anni dei sequestri di persona organizzati dalla 'ndrangheta.

Si tratta di un'opera nata dalla collaborazione sinergica tra AQR Group e l'associazione Liberi Svincoli, un video di cui sono protagonisti i ragazzi del call center Advisors di Locri e girato in diverse località: Gerace, Locri, Portigliola e il Parco Nazionale Aspromonte.

Il cortometraggio che è stato presentato in anteprima presso il Cinema "Vittoria" di Locri, racconta la breve avventura di una coppia di fidanzati che riceve in regalo un soggiorno nella Locride. Il racconto viaggia su due binari: da una parte l'aspetto drammatico rappresentato dalla visione che il mondo esterno ha della Locride, un luogo che nell'immaginario collettivo è soltanto riconducibile a fatti legati alla criminalità; dall'altra parte, in contrapposizione, la visione di un territorio che in realtà ha tanto da offrire: dalle bellezze naturali ai prodotti tipici. Al dibattito che si è tenuto durante la presentazione del cortometraggio e moderato dalla giornalista Maria Teresa Criniti hanno partecipato: Giovanni Calabrese, sindaco di Locri, Francesco Esposito, Ceo&Founder AQR Group, Cristina Maurelli, autrice e regista, Giuseppe Bombino, prof. dell'Università Mediterranea di Reggio, Klaus Davi, giornalista e opinionista e Massimiliano Capalbo, imprenditore eretico.

"Si è puntato sul luogo comune per attirare l'attenzione. Lo spettatore viene accompagnato, preso per mano, in una situazione di negatività giocata con ironia", ha spiegato Klaus Davi – giornalista da molti anni impegnato in Calabria nella lotta alla criminalità organizzata e oggi consigliere comunale a San Luca – che ha poi concluso sottolineando il ruolo giocato dalla protagonista femminile: "In questo caso è ancora una volta una donna che rompe sui pregiudizi dimostrando di avere una marcia in più."

"C'è un aspetto fondamentale che riguarda la riscrittura, scrivere significa essere dotati di strumenti interpretativi ed esige un impegno: prendere la matita e il foglio, perché solo così riusciremo a contrastare qualcuno che ci racconta da fuori", ha detto Giuseppe Bombino, ex presidente del Parco dell'Aspromonte, che poi ha concluso: "Il sentito dire è difficilissimo da smontare e da smentire. Questa Calabria e questo Aspromonte sono stati sfigurati dal pregiudizio." La Calabria, che spesso viene raccontata attraverso un filtro negativo, questa volta viene rappresentata con ironia – in una scena, ad esempio, appaiono improvvisamente due ragazzi che suonano il tamburello e la zampogna – ma allo stesso tempo non si tralascia la componente drammatica. La scena finale in particolar modo risulta carica di emotività: nell'oscurità di una caverna un gruppo di ragazzi legati e con gli occhi coperti riesce finalmente a liberarsi, decisamente un'immagine che riporta al celebre "Mito della caverna" di Platone.

"Credo che questo video non vada trasmesso al di fuori della Calabria, ma andrebbe trasmesso all'interno della Calabria. Questo video può dare l'opportunità ai calabresi di guardarsi intorno, di guardarsi allo specchio e capire effettivamente che siamo circondati da un territorio straordinario. Tutti i territori della Calabria hanno delle risorse straordinarie, siamo noi che non abbiamo gli occhi per vedere", ha affermato Massimiliano Capaldo. Ed effettivamente il messaggio del cortometraggio sembra essere molto preciso e indirizzato non al resto dell'Italia e del Mondo, ma proprio a quei calabresi che sono vittime di loro stesse e che preferiscono restare ostaggi delle proprie catene piuttosto che spezzarle e uscire finalmente dall'oscurità per acquisire la consapevolezza che per abbattere un sistema è necessario avere prima il coraggio di riconoscerlo.